Un delitto perfetto

Non avrebbero dovuto essere affari suoi.
Non avrebbe dovuto immischiarsi. Non sporcarsi le mani di sangue e vendetta per una faccenda che, in fondo, non faceva parte del suo vissuto.
Rimanere in disparte, continuare ad osservare nel buio, nascosto, come sino a quell’istante aveva sempre fatto, senza pronunciar parola, zitto, senza muovere un dito, senza…

Balle.

Tante volte s’era immaginato quella parte.
Mai avrebbe pensato che si sarebbe ritrovato protagonista di quel tetro scenario.

Tutto era accaduto rapidamente, freneticamente.
Attimo indefinibile reso eterno dal silenzio che lo aveva seguito.
Non aveva avuto bisogno di pronunciar parola alcuna, non ne avrebbe avuto neppure il tempo.

All’improvviso s’era materializzata dinnanzi a lui, nell’ombra, come in un incubo perfetto.
Le sue mani s’erano subito chiuse in due pugni stretti, ricolmi di rabbia, rancore, odio nelle loro forme più pure. Il suo volto di pietra, demoni infuocati e furiosi danzavano nei suoi occhi.
Ogni millimetro del suo copro teso, rigido, riempito di una forza inaudita, gigantesca, proveniente dal più celato anfratto del suo essere. Una forza oscura, da troppo tempo soffocata e nascosta, ora pronta per essere liberata completamente. Una volta soltanto. Una volta per tutte.

Nella sua testa nessun pensiero. Nel suo cuore nessun sentimento. Nel suo animo null’altro che istinto. L’istinto innato di difesa, di sopravvivenza.
L’istinto di uccidere.

Dal profondo del suo Io crebbe rapidamente, inevitabilmente, senza aver più la possibilità di essere controllato.
Con tutta la sua collera un urlo terrificante, risuonò tra le nude pareti di quella stanza, seguito da un gesto rapido, violento, assassino. Un colpo solo. Micidiale, atroce, letale.
Uno soltanto. Senza scampo. E tutto attorno fu silenzio.

Il suo respiro affannato riprese lentamente a dargli fiato.
Le sue mani, dapprima ferme e decise, avevano iniziato a tremare, ora ricoperte del rosso intenso del suo sangue.

I solchi lasciati nel gelido muro dinnanzi al lui, s’erano tinti dello stesso colore.

Il suo sguardo s’era fatto vuoto. Il suo Io assente.
Chiuse gli occhi piano.
Incapace di dare un nome al groviglio di sentimenti che l’aveva invaso, tagliò di netto quel vuoto con voce ferma e decisa:

“E ora vattene. Sparisci dalla sua esistenza. E non metterci mai più piede. Mai più.”


Anna “Annina” Lorenzi


(Racconto breve, giallo/noir, pubblicato in:
“365 storie cattive – Un’antologia nera di AA.VV.”
Promossa e curata da Paolo Franchini. A sostegno di A.I.S.EA Onlus.
Acquistabile cliccando qui.
Anno: 2010
Presentazione dell’opera:
“365 storie cattive da 365 parole (al massimo) ciascuna. Scrittori già noti e affermati insieme a esordienti di belle speranze e perfetti sconosciuti per un fine totalmente benefico: l’intero ricavato di questa antologia nera, promossa e curata dallo scrittore Paolo Franchini, sarà infatti devoluto ad A.I.S.EA Onlus, l’associazione che raggruppa le famiglie italiane con figli colpiti da Emiplegia Alternante (meno di 500 casi nel mondo, di cui 40 in Italia). Per saperne di più visitate il sito www.aiseaonlus.org“)